La Festa della mamma è alle porte e per questa bellissima occasione abbiamo pensato d’intervistare due mamme della nostra azienda: Paola e Loredana.

Paola è la nostra visual designer. Lavora da Odoroki da neanche un anno ma è già una di famiglia. Tutto ciò che è visual passa sempre sotto le sua mani trasformando, con il suo tocco, ogni comunicazione in un piccolo capolavoro.

Loredana è la responsabile dell’ufficio amministrazione della nostra azienda; lavora con noi da ben 13 anni, da quando utilizzavamo il marchio W.O.K. Ha vissuto la genesi e il cambiamento di questo bellissimo progetto, fino a diventare una delle colonne portanti della nostra azienda. 

Secondo uno studio dell’università di Harvard, le mamme che lavorano hanno una marcia in più: abbiamo deciso perciò di chiederlo proprio a chi lavora con noi ogni giorno e riesce a essere una lavoratrice senza smettere di essere una mamma.

Nella foto, Paola & Federico

Paola e Loredana, cominciamo subito: quanti figli avete?

P: Uno, 5 anni fa l’appuntamento più bello della mia vita, con Federico.

L: Ho due meravigliosi figli: Patrizio, 5 anni e mezzo, e Leonardo, 3 anni e mezzo.

 

Che genere di mamma vi immaginavate di diventare?

P: Direi che immaginavo di essere quasi come sono, forse solo un po’ più giovane e un po’ meno ansiosa. Ho un rapporto spensierato con Federico, mi piace giocare con lui – Transformers a parte – e parlarci tanto. Sono una mamma molto presente ma non chioccia, cerco di intervenire soltanto dove lui non arriva da solo. Adoro svegliarlo la mattina e abbracciarlo la sera, poi quando lo vedo praticare Capoeira fa scoppiare in me tutto l’orgoglio di mamma!

L: Esattamente come lo sono già: carica e piena di amore che trasmetto ai miei figli ogni giorno – un amore che si autoricarica nello stesso tempo -. Credo, e spero, di essere una mamma equilibrata, non troppo invadente. Insomma, una mamma amica.

 

Com’è essere una mamma lavoratrice?

P: Una mamma che lavora è una benedizione sia per se stessa che per i figli. Oltre all’autonomia economica che trovo fondamentale, credo che l’impegno che una donna dedica al lavoro sia nutrimento per la sua mente e libertà per un figlio che oggettivamente è reso più autonomo. Nel periodo in cui non ho lavorato la mia mente era occupata quasi del tutto da Federico a cui dedicavo tutto il mio tempo. Paradossalmente non penso che l’eccessiva attenzione sia un bene per la crescita dei bambini.

L: Impegnativo ma nello stesso tempo appagante.

 

Cosa vi piace di più del vostro status di lavoratrice?

P: Come mamma, il fatto di avere serenità e abbastanza tempo da dedicargli. Come donna, tutto il resto, ho un ritmo lavorativo e un ambiente che mi stimolano e mi soddisfano pienamente.

L: Il rispetto! Rispetto da parte dei miei responsabili per il lavoro che ogni dipendente, quindi me compresa, svolge ogni giorno.

 

È possibile conciliare famiglia e lavoro?

P: Secondo me sì, basta organizzarsi! Il mio motto è: meglio vivere in una casa disordinata ma allegra piuttosto che in una casa ordinata con una vita frenetica!

L: Assolutamente sì! Diciamo che serve un piccolo aiutino, nonni, baby sitter ecc… – e sotto questo punto mi ritengo più che fortunata –  ma si può fare sicuramente.

Nella foto, Loredana, Leonardo & Patrizio

Com’è stato rientrare al lavoro dopo la maternità?

P: Dopo la maternità non avevo la fortuna di lavorare qui, avevo un datore di lavoro che spesso diceva di me che ero una bravissima grafica, ma avevo un solo grande problema: mio figlio. Per mia fortuna sono tempi passati…

L: Devo riconoscere che c’è stato un cambiamento, soprattutto con il primo figlio – dover pensare a chi lasciarlo, dover dividere il tempo che nei mesi precedenti dedicavo solo a lui – ma non ho avuto quel carico mentale di cui parlano le mamme alla fine del periodo della maternità. Non l’ho avuto perché mi sono fatta aiutare. Ho coinvolto tutti: in primis il papà, poi i nonni ed anche la baby sitter. Con il secondo figlio è stata una passeggiata.

 

Che consigli daresti a chi ha paura di condizionare la propria carriera diventando mamma?

P: È una questione molto seria e spinosa… molti dei diritti conquistati con tante lotte, che apparivano scontati fino a pochi anni fa, adesso vacillano talmente tanto da mettere in crisi tutte le donne. A tutte loro direi che è l’emozione più intensa che si possa provare e che nessuna dovrebbe farsi condizionare dalla paura, seppur fondata e legittima. Sono sicura che un buon datore di lavoro sa riconoscere chi ha voglia e talento, essere mamma non toglie nulla, e le donne che ne approfittano – e ahimè ci sono – lo farebbero comunque prima o poi, con altre motivazioni.

L: Vorrei citare un libro molto bello scritto da una mamma, Amelia Tipaldi, I Bambini delle mamme che lavorano:

Le mamme che lavorano sono molto coraggi­ose.

Al mattino vorrebbero rimanere a casa con il loro bambino, ma si asciugano le lacrime e salgono in ­macchina.

Le mamme che lavorano sono molto coraggi­ose.

A pranzo vorrebbero tornare a casa dal loro bambino, ma mangiano un panino veloce in ufficio ­per uscire prima alla sera.

Le mamme che lavorano sono molto coraggi­ose.

Al pomeriggio vorrebbero fare una passeggiata con il loro bambino, ma guardano la foto dal cellulare e finiscono di lavorare.

Le mamme che lavorano sono molto coraggi­ose.

Alla sera vorrebbero vedere subito il lo­ro bambino, ma escono di corsa dall’ufficio e schizz­ano via nel traffico.

Le mamme che lavorano quando aprono la p­orta e vedono il loro bambino corrono super veloce, si accovacciano su­per in basso e stringono super forte il ­loro bambino.

Le mamme che lavorano sono coraggiose come i supereroi.